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ILA ROSSO – Secondo me i buoni

ILA ROSSO – Secondo me i buoni

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TRACKLIST:

1 Canzone dei murazzi
2 Casi popolari
3 Cerco l azzurro
4 Inconcludente
5 Filastrocca dei Mesi
6 La ballata degli ultimi ubriaconi
7 La storia è sempre quella
8 Galeotto e libertà
9 I Morti
10 Il tango dei Puri
11 La canzone Cafona
12 Rap_porto

Testi e musiche di Ilario Rosso
eccetto (8) musica di Ilario Rosso e Gabriele Montanaro

orchestrazione principale a cura di:
Ilario Rosso, Sergio Maiandi, Gabriele Montanaro, Valter Piatesi

Ilario Rosso_voce, chitarra classica e acustica
Sergio Maiandi_basso con e senza tasti
Gabriele Montanaro_violoncello, fisarmonica, pianoforte e tastiere, armonica
Valter Piatesi_batteria

PRESENTAZIONE DEL DISCO

‘Secondo me i buoni’ è un disco che non parla di buoni sentimenti, ma di chi cerca di fare quello che crede sia buono e utile, spesso ricercandone un proprio tornaconto. E’ un percorso alla ricerca dei ‘buoni‘, un inno che fugge dall’autocompiacimento del bene per svelarne le sfumature più intime e i risvolti più sordidi.
Lasciata la caratterizzazione quasi caricaturale dei personaggi de ‘La bellapresenza’ – disco d’esordio del cantautore torinese – Ila Rosso continua l’osservazione caustica della realtà, indagando qui con più attenzione l’interiorità. Fin dal titolo, è chiaro l’intento programmatico che accompagna tutta la tracklist: da secondo me, che sottolinea la nuova e diversa prospettiva di questo secondo lavoro, a secondo me i buoni, in cui un io narrante osserva il progredire della società e cerca di rispondere alla domanda: ‘chi sono e che senso hanno, oggi, i buoni?’.
Si comincia con ‘Canzone dei Murazzi’, che rievoca i fasti perduti dei Murazzi del Po, melting pot della vita artistica sotterranea e notturna di Torino – canzone questa che è anche il singolo di presentazione del disco e che è accompagnata da un video targato LaBlues – per passare ad una visione disincantata della miseria umana e culturale del nostro tempo in ‘Casi popolari’ e ‘Cerco l’azzurro’, fino ad arrivare alla considerazione di come sia difficile progettare oggi un futuro con il rischio di rimanere per sempre ‘Inconcludenti’, circondati da un mondo che ignora o addirittura disprezza la debolezza.
Si prende atto dello scorrere sempre uguale del tempo, ma diversificato dal ritmo dei mesi; ci si immerge nelle bettole malfamate per incontrare gli ‘Ultimi ubriaconi’ che si perdono cercando in ogni sguardo un approdo, fino a fissare lo sguardo di Dio; si indaga un mondo popolare fatto di cose piccole ma dal valore ‘eternizzante’: gesti, sentimenti e attitudini che si ripetono da tempo immemorabile e che raccontano come da sempre non ci sia mai nulla di davvero nuovo (‘la storia è sempre quella’).
Si passa poi all’ideale trittico finale – che sempre caratterizza i lavori di Ila Rosso e che racchiude in sé molti temi del disco – con ‘Galeotto e libertà’, amara riflessione sull’impossibilità di un amore corrisposto tra i due protagonisti del titolo, e i ‘Morti’, brano in cui si ritrovano la precarietà, lo scorrere del tempo, la lotta dell’uomo contro l’uomo e, infine, l’ironica considerazione che per essere sicuri di trovare ‘i buoni’ bisogna ricercarli tra i trapassati, pur con la speranza che nell’aldilà tutto ci sarà chiaro e semplice apparirà rispettare l’adagio ch’è spuma di verità: passato, presente e futuro sono già tutti qua. Il disco si conclude poi con il ‘Tango dei puri’, puro sentimento che cresce fino allo spasimo per accorgersi, forse troppo tardi, che il fiore è vivo e scappa dalla mano.

Vi sono infine due chiose finali: ‘la Canzone cafona’ diretta e inevitabile, che si impone per la sua spontaneità e il suo irridere qualsiasi dogma della società borghese – con in chiusura una chicca del rapper milanese Jacopo D’Amico (in arte Dargen D’Amico) – e la finalissima ‘rap-porto’ che mette a nudo la crudezza di una cultura che fa della competitività esasperata la sua bandiera, anche e soprattutto nei rapporti. Insomma, un mondo in cui i buoni riescono silenziosamente a sopravvivere ma in cui rischiano costantemente di essere sopraffatti.

IL TITOLO

Il titolo nasce da varie considerazioni: la prima: è il secondo disco dell’autore, la seconda: è molto personale con un ‘io narrante’ in praticamente tutte le canzoni ed ecco che diventa secondo me inoltre questo ‘io narrante’ osserva il progredire della società e cerca di rispondere alla domanda: ‘chi sono e che senso hanno, oggi, i buoni?’.
credits
released 14 October 2014

COLLABORAZIONI ARTISTICO/MUSICALI AL DISCO

Marco ‘Liba’ Libanore_produzione artistica, chitarra acustica in (4), (5), (6), (9), (11), chitarra classica in (1), (7) e (10); cori in (2) e (11)

Enrico Allavena_ tromba, trombone, bassotuba in (6)
Jacopo D’Amico_opinione sul disco (opinionista)
Stefano Danusso_chitarre elettriche in (2) e (11)
Marco Piccirillo_contrabbasso in (7)
Carlotta Sillano_voce sussurrata in (8)
Grazie ai ragazzi di Torrepaduli (LE) per l’esecuzione di ‘bellu l’amore’ la notte del 16 agosto 2013.

Registrato da Marco ‘Liba’ Libanore al ‘Liba Studio’ di Torino.
Eccetto pianoforte di (8) registrato a Pianezza (TO) presso l’Antica Fabbrica Passamenerie Massia Vittorio
Assistente di studio: Paul Greenwell
Editing di Marco ‘Liba’ Libanore
Missato da Gianluca Patrito
Masterizzato da Gianluca Patrito al g-effect studio, Torino.
Il tutto tra febbraio e giugno 2014.

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